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  Acquaviva Platani
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Acquaviva Platani - Torre Civica dell'Orologio
 
Acquaviva Platani

Durante la guerra del Vespro siciliano i feudi di Acquaviva erano sotto la signoria di Ursotto Sexdivitis. Dopo la guerra del Vespro i feudi furono devoluti alla Regia Corte. Il Re Federico d'Aragona ne fece dono a Federico di Tabula. Il regio privilegio della donazione venne registrato presso la cancelleria della Corte nell'anno 1360. Ad egli successe nella signoria dei feudi Rinaldo del Castello ed a questi Giovanni del Castello. In seguito la terra pervenne a Giovanni Spadafora, al quale successe il figlio Antonio ed a questi i figli Ruggero e Salimbenio. A Ruggero, toccò il feudo di Caccione, mentre a Salimbenio andò il feudo di Macchinese. Stranamente non è menzionato il feudo della Solfara, ma certamente toccò al terzogenito Giovanni, il quale, essendo morti i due fratelli senza eredi, ottenne l'investitura dell'intero territorio il 20 settembre 1473. A Giovanni seguì il figlio Giovannello. Nel 1509 incontriamo Giovan Michele Spadafora. L'anno 1635 segnò la data di nascita del paese d'Acquaviva. Infatti, in quell'anno Francesco Spadafora chiese al Re la licenza di popolare nella baronia di Macchinese. Con regio privilegio del 30 giugno 1635 il Re gli accordò la facoltà richiesta e così fu edificato il nuovo paese che prese il nome di Acqua Viva. Caterina Spadafora nel 1680 chiese la licenza di vendita dei feudi Macchinese e Solfara e del casale di Acquaviva, che furono comprati da Donna Francesca Abbarca e Cordera con regolare atto stipulato in data 20 luglio, sempre dell'anno 1680. Nel 1681 Donna Francesca entrava in possesso delle nuove proprietà e ne veniva ufficialmente investita con il titolo di baronessa. Alla sua morte la proprietà venne divisa fra i nipoti. Nel 1686 Don Michele Oliveri ebbe elevata la baronia a ducato. La famiglia Oliveri tenne la signoria di Acquaviva fino al 1812, anno in cui venne abolita la feudalità. I cittadini di Acquaviva parteciparono ai moti risorgimentali del 1820, del 1848 e del 1860. Nel 1848 il figlio del duca Pietro, Francesco, fu il solo nel parlamento siciliano a non votare la decadenza dal trono di Ferdinando Il Borbone. Sotto il ducato di Don Francesco venne costruita la strada che da Acquaviva arriva fino al fiume Platani e alla strada nazionale Palermo-Agrigento. Fu una realizzazione che servì ad avvicinare il paese alle grandi vie di comunicazioni dell'isola, togliendolo dal naturale isolamento. Durante la rivoluzione siciliana del 1848 ad Acquaviva venne creato un comitato civico, rappresentante gli interessi di pochi acquavivesi soltanto, che si proponeva di sganciare il paese dalla giurisdizione amministrativa della Valle di Caltanissetta e aggregarlo a Palermo. Ma l'iniziativa non incontrò il favore popolare. Scoppiarono delle sommosse e delle lotte partigiane tra i favorevoli all'iniziativa e i contrari che degenerarono in disordini, nel corso dei quali venne incendiato anche l'archivio comunale. Nel 1860, all'arrivo di Garibaldi in Sicilia, Acquaviva fu uno tra i primi comuni dell'isola ad insorgere. Nel mese di settembre del 1862 il comune si chiamò Acquaviva Platani, dal nome del vicino fiume, per distinguersi dagli altri comuni italiani omonimi.
 
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